giovedì, dicembre 07, 2017

[ déjà vu ]
















Ogni mattina arriva qui, si siede, ordina il suo tè, la fetta di torta ai mirtilli e poi apre una valigetta di cuoio, dentro c'è una di quelle macchine da scrivere portatili sai, una Remington mi pare. Mentre beve guarda fuori per un poco, si fissa e vede le persone passare, il camion del latte che scarica le sue casse nel vicolo, il fioraio che apre, lo strillone che lancia il giornale per le scale del palazzo qui all'angolo. Fissa tutto con attenzione mentre si scalda le mani con la tazza, poi si sfila la giacca e si mette a picchiare sui tasti fino notte fonda. Ogni tanto mi fa un cenno con la testa e allora capisco e gli porto un altro tè, mi segui?


Ecco, ora non so spiegartelo, ma è come se questo tizio facesse ogni giorno le stesse cose, una sfilza di giorni tutti uguali messi in fila come le pedine del domino, sai. Gli stessi orari, stesso vestito, cappello, stessi gesti, non sgarra di una virgola, cazzo. E cascasse il mondo, ogni giorno che Dio manda sulla terra, alle dieci meno un quarto si alza e va in bagno a pisciare. Un metronomo.

Insomma, alla fine mi incuriosisco, una mattina prendo coraggio e comincio a scambiarci qualche parola sai, cazzate sul più e il meno, tanto per rompere il ghiaccio, ecco. Il tizio sembrava uno che non voleva rotture di palle e starsene solamente li a scrivere le sue cose, invece questo mi da confidenza e comincia a parlare. 

Mi dice che un volta era un commesso viaggiatore e che da un po' di tempo fa lo scrittore, che su moglie se n'è andata da una dozzina d'anni, che non ha figli e mi dice anche che lui ha un segreto, una cosa che non dovrebbe poter dire a nessuno, una di quelle che dovresti tenere solo per te, ma che a volte gli pesa come un macigno e non gli dispiacerebbe condividerla con qualcuno. Allora gli rispondo che chi fa il mio lavoro, sente milioni di storie, che i barman e i preti nei confessionali sono i depositari dei più grandi segreti del mondo, solo che con noi, quando se ne vanno, sono quasi tutti sbronzi e non devono recitare manco un padre nostro. Nessuna assoluzione, dico. E questo prima ride e poi si decide e vuota il sacco.

Insomma senti, mi dice che ha una malattia rarissima, incurabile e che non ha molto da vivere. Il giorno in cui gli dicono questa cosa, vaga per la città senza nessuna meta per ore e arrivato al parco, sfinito, per la prima volta in vita sua comincia a pregare su una panchina vuota, ma non Gesù Cristo o Allah, si mette a pregare e basta, capisci? Prega di vivere ancora e nient'altro, prega anche per un solo giorno in più. Anche ventiquattro ore, improvvisamente sembrano qualcosa di immenso. 
Insomma mentre se ne sta lì con la faccia nelle mani a fissare una zolla di terra tra le scarpe, gli si avvicina un tizio strano, uno vestito come un becchino sai, tutto scuro con piccoli occhiali neri sul naso e le scarpe di vernice. Insomma il becchino gli dice che se davvero lo vuole, può vivere in eterno, capisci? L’unica condizione è che può rivivere sempre e solo lo stesso giorno, in eterno. Quindi Il tizio ci pensa su e alla fine accetta. Una storia assurda cristo santo, al punto che penso mi stia prendendo per il culo, questi scrittori inventano un sacco di storie, sai. Ma la cosa è troppo divertente, capisci, quindi decido di tenergli il gioco e dico:

-E quindi lei da quanto tempo sta vivendo questo giorno?

-Sedici anni.

-Vuole dire che sono sedici anni che ci conosciamo? Sedici anni che entra qui dentro, si siede ordina tè e torta ai mirtilli e scrive sempre la stessa storia?

-Si, più o meno.

- Ma come ci riesce? Non si annoia? Non è stanco? Non ha voglia di vivere veramente?

-Oh, ma è proprio per vivere che si fanno un mucchio di cose strane, mi creda. Ho vissuto venticinque anni con una donna che non amavo, in una casa modesta, ho fatto un lavoro che non mi piaceva, solo perché mi permetteva di tirare avanti. Di sopravvivere. Ecco, davanti a tutto questo, le assicuro che anche vivere all'infinito lo stesso giorno facendo qualcosa di semplice, potrebbe apparirle diciamo, irrinunciabile.

Lo guardo con un sopracciglio alzato, come faccio con qualsiasi scemo che viene qui a sbronzarsi la sera e mentre mi fissa, all'improvviso, ho come l'impressione di aver già vissuto questo momento, non so se mi spiego. È una sensazione persistente, dura diversi istanti ed è come se lo conoscessi già, stessa espressione, stesso vestito, tutto come se fosse successo ieri o un giorno qualsiasi della mi vita. Allora lo fisso con un faccia perplessa e il tizio sorride come se sapesse cosa sto provando, capisci? Quindi si volta con calma, sfila il foglio facendo girare il rullo della Remington con un ronzio e me lo porge.

-Prego.

Allora prendo il foglio in mano e comincio e leggere.

-Ogni mattina arriva qui, si siede, ordina il suo té, la fetta di torta ai mirtilli e poi apre una valigetta di cuoio...


Déjà vu - © Hobbs - 2015


L’immagine è di Edward Hopper (Nighthawks - 1942 - particolare)